L'Albero della Liberta'
Finalmente, dopo tanto tempo trascorso a pensare se veramente fosse stato il caso di aprire un mio Blog personale, ho deciso di "seguire l'istinto".
Perche' e' proprio di questo che si tratta: dare sfogo in maniera civile e moderata a quelle pulsioni animalesche, violente e rabbiose che prendono letteralmente a pugni il mio stomaco ogni qualvolta accade qualcosa che va oltre i limiti di cio' che la normale razionalita' potrebbe comprendere.
E mai come in questi ultimi anni stiamo assistendo a fenomeni inspiegabili, che vengono portati alla nostra attenzione attraverso i media di informazione, attraverso internet, scambiando due chiacchere davanti alla mancchinetta del caffe' con i colleghi, origliando una discusssione al bar...
Accadimenti di cronaca, di politica, di economia, di costume e societa' che ci lasciano piu' che mai allibiti, come se di colpo il mondo fosse di colpo impazzito.
Sono quelle notizie che quando le leggi o le ascolti pensi per un attimo che non possono essere vere, poi pensi che forse lo sono e non ci puoi fare niente ma nello stesso tempo ti rendi conto che restare interti favorisce solo l'accumulo di vasopressina e poi alla fine cedi e rinchiudi questo nervosismo in uno scrigno che non sai quanto sia effettivamente capiente, e prima o poi ti esaurisce.
E' quella che la moderna psicologia clinica definisce come Sindrome generale di adattamento di Selye, la quale contempla, appunto, 3 stadi di evoluzione della malattia:
- Allarme
- Resistenza
- Esaurimento
L'Albero della Liberta' fu un simbolo della Rivoluzione Francese.
Non e' mia intenzione aprire qui un dibattito sull'orientamento politico che puo' essere sottinteso dalla scelta di questo titolo per il mio Blog, tuttaviail mio intento e' solo quello di richiamare alcuni aspetti - i piu' basilari ed elementari - che furono alla base di quei moti che cambiarono il corso della Storia.
Ricordo che quando ero alla scuola elementare, mi fu insegnato che la Rivoluzione Francese fece leva e scaaturi' dal malcontento del popolo (il Terzo Stato) nei confronti della nobilta' e del clero.
Queste ultime categorie costituivano a tutti gli effetti una "casta" che aveva come unico scopo quello di arricchirsi a discapito del Terzo Stato, e per raggiungere questo obiettivo mettevano in atto ogni sorta di stratagemma, spalleggiandosi convenientemente, e sopprimendo duramente i malcontenti populisti.
Quello che accade oggi in Italia non e' poi cosi' differente.
Una casta di politici (sempre gli stessi) e di ricchi (alcuni per nascita, altri che lo sono diventati, anche se mai onestamente), ha ditrutto economicamente, politicamente e contribuito a dividere socialmente un paese che e' da sempre stato un punto di riferimento mondiale per la cultura, l'industria, la politica e l'economia.
Persone che hanno dimostrato piu' volte di non essere in grado di saper svolgere il loro compito di politici o di imprenditori e professionisti onesti e che comunque continuano a calcare le scena della politica italiana da decenni, cosi' come determinare le sorti dell'economia del nostro paese.
Proprio queste persone, nella seconda meta' del XVIII secolo, venivano trafugate dai loro palazzi sfarzosi e mandate al patibolo.
Ora, lungi da me l'avere intenti rivoluzionari o omicidi.
Trattero' in qualche post prossimamente anche il tema della pena di morte e dichiaro sin da ora di essere contrario a questo metodo risolutivo delle condanne.
Ritengo tuttavia che sia doveroso far si' che gli Italiani prendano coscienza dello stato di degrado professionale e morale che pervade le nostre istituzioni e che non puo' esserci rinascita politica ed economica in Italia che non passi attraverso la deposizione di tutte queste persone dai loro incarichi e, ovunque si rilevino reati penali, l'incarcerazione per Alto Tradimento allo Stato, per sempre e senza distinzione di orientamento politico.


Nessun commento:
Posta un commento